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Storia della Bulgaria

La Bulgaria


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I traci e gli slavi


A partire dal II millennio A.C., il territorio dell’attuale Bulgaria era occupato dai traci, antico popolo di origine indoeuropea descritto dallo storico greco Erodoto come il più grande e numeroso dopo quello degli indiani. Le tribù dei traci, annesse al regno di Macedonia verso la metà del IV secolo A.C., recuperarono la libertà alla fine dello stesso secolo. Nel III secolo A.C. subirono un’invasione di breve durata da parte dei celti per poi perdere definitivamente la propria autonomia nel 46 A.C. per opera dei Romani. Il dominio da parte dei Bizantini proseguì sino a quando, nel VI secolo D.C., la penisola fu invasa dagli slavi del sud, popolazione appartenente al gruppo etnico europeo che la storia descrive come ospitali e valorosi. Grazie anche al favore e al sostegno dei traci, gli slavi riuscirono man mano a rovesciare il dominio bizantino. Nel VII secolo, essi cominciarono a creare un’organizzazione statale. Nello stesso tempo penetravano nella penisola balcanica i protobulgari, una popolazione di origine turca proveniente dalla regione costiera del mare di Azov, a nord del Caucaso. Dopo aver sconfitto le truppe romane, i protobulgari si stabilirono nel territorio della Dobrugia, per penetrare poi sempre più all'interno, nelle terre della odierna Bulgaria nord-orientale.



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Primo Impero Bulgaro


Nel 681 slavi e bulgari strinsero un’alleanza, conclusero la pace con Bisanzio e fondarono un nuovo stato chiamato Bulgaria, la cui capitale era la città di Pliska. Il Primo Impero Bulgaro, economicamente organizzato secondo il sistema feudale, visse momenti di prosperità sotto la guida di Khan Krum, che governò dall’803 all’814. Le sue armate sconfissero le forze bizantine nell’811, arrivando ad assediare Costantinopoli (l’odierna Istanbul) nell’813. Anche i suoi successori, con la conquista della Macedonia, contribuirono a dare lustro allo Stato Bulgaro, che divenne il più potente dell’Europa orientale durante il regno di Simeone I, dall’893 al 927. Tra il IX e il X secolo, re Simeone, detto il Grande, combatté e vinse varie battaglie contro i Bizantini e i magiari, conquistò nuovi territori, tra cui la Serbia e si creò la fama di sovrano potente. Proclamatosi imperatore di Grecia e Bulgaria nel 925, Simeone, tuttavia, non riuscì mai nel suo intento di conquistare Costantinopoli. Il suo regno fu caratterizzato dalla diffusione della dottrina cristiana e da un grande sviluppo culturale. Infatti, fu proprio in questo periodo, definito il secolo d'oro della letteratura bulgara, che nel paese si diffuse l'alfabeto cirillico e nacque la letteratura.
Dopo la sua morte, avvenuta nell’anno 927, e particolarmente nella seconda metà del X secolo, ebbe inizio la decadenza del Primo Impero Bulgaro, causata dalle invasioni dei magiari e dei russi, che nel 969 conquistarono la capitale e fecero prigioniera la famiglia reale. Nel 970 l’imperatore bizantino Giovanni I Zimiscè, allarmato dall’avanzata dei russi nell’Europa sud-orientale, intervenne nel conflitto, riuscendo a sconfiggere i russi e ad annettere al proprio impero le regioni orientali della Bulgaria (972). L’impero bulgaro, governato dal 976 dallo zar Samuele, fu ridotto alla sola regione occidentale del paese fino al 1014, quando l’imperatore bizantino Basilio II sconfisse definitivamente le armate di Samuele, impadronendosi di tutta la Bulgaria.


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Secondo Impero Bulgaro


Nel 1185, con una insurrezione popolare guidata dai fratelli Asen, i Bulgari si ribellarono al dominio bizantino e ristabilirono la propria sovranità, creando il Secondo Impero Bulgaro, con capitale Veliko Tarnovo. All’inizio del XIII secolo, governati dalla dinastia degli Asen, i bulgari riconquistarono gran parte dei territori della Serbia e della Macedonia occidentale.
Ma la Bulgaria perse nuovamente la propria indipendenza dopo il duro assedio da parte dei turchi ottomani del 1393. Gli ottomani conquistarono la città di Tarnovo e quindi il resto del regno; la Bulgaria divenne provincia dell'impero ottomano. Iniziò quindi uno dei periodi più tristi della storia bulgara, caratterizzato da massacri e devastazioni. Gli ottomani instaurarono un sistema feudale di tipo militare, arretrato rispetto a quello preesistente dove la servitù della gleba era stata abolita, e conducevano una dura politica di assimilazione culturale. Le numerose insurrezioni popolari furono represse nel sangue costringendo molti rivoltosi a emigrare.


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L’Indipendenza


Il XIX secolo vide il risveglio dell’identità bulgara e la nascita del movimento nazionale rivoluzionario, influenzato dalle ideologie occidentali e favorito dal diffondersi dell’istruzione e dal sostegno dei maggiori esponenti della cultura letteraria del paese. Ma fu soprattutto il forte desiderio di ridare vita ad una chiesa bulgara indipendente a porre le basi per il Risorgimento bulgaro e a spingere la popolazione oppressa a ribellarsi al dominio turco. La lotta per la liberazione culminò con l'insurrezione dell'aprile 1876, brutalmente stroncata dagli ottomani. L’efferatezza della repressione e il rifiuto da parte dell’impero ottomano di concedere ai bulgari l'indipendenza, nonostante il sostegno delle potenze europee e di eminenti personalità di tutto il mondo, indusse i russi ad intervenire. Nel 1877, le truppe russe, con l’ausilio dell’esercito rumeno e di un reparto militare, costituito da volontari bulgari, sconfissero definitivamente i turchi nelle battaglie del Passo di Šipka e di Pleven. Il 3 marzo 1878 la Turchia firmò a S. Stefano la capitolazione, riconoscendo l'indipendenza della Bulgaria e attribuendole le regioni geografiche della Mesia, della Tracia e della Macedonia.
Successivamente le potenze europee, al fine di preservare l'equilibrio in Europa, convocarono il Congresso di Berlino e rividero
il trattato precedente, ridimensionando lo stato bulgaro proposto. La Bulgaria venne divisa in tre parti: principato di Bulgaria, Rumelia (provincia autonoma dell'impero turco), Macedonia (in mano dei turchi).
Nel 1879, Alessandro di Battenberg, nipote dello zar Alessandro II di Russia, fu proclamato primo principe di Bulgaria e a Tornovo venne approvata la prima Costituzione, che concedeva la libertà di parola, stampa e riunione e il diritto al voto per gli uomini con 21 anni compiuti.


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Le Guerre Balcaniche


Nella primavera del 1912 Bulgaria, Grecia, Serbia e Montenegro formarono l'Alleanza balcanica. Nell’ottobre dello stesso anno, con la prima Guerra Balcanica, gli Stati alleati sconfissero gli ottomani, liberando i territori della penisola balcanica ancora in mano turca. I contrasti intervenuti tra gli alleati per la spartizione dei territori conquistati provocarono la seconda Guerra Balcanica (giugno 1913), in seguito alla quale la Bulgaria, sconfitta, perse gran parte della Macedonia a favore della Serbia e la Dobrugia a favore della Romania.


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Le Guerre Mondiali


Dopo le guerre balcaniche, l’opinione pubblica bulgara era contro la Russia e le potenze occidentali che non erano intervenute in aiuto della Bulgaria. Per questo motivo e con la speranza di recuperare i territori persi, allo scoppio della prima guerra mondiale, la Bulgaria decise di allearsi con i tedeschi , anche se ciò significava diventare un alleato degli ottomani, i tradizionali nemici della Bulgaria.
La Bulgaria si tenne fuori dal conflitto durante il primo anno della prima guerra mondiale, mentre recuperava forze dalle guerre balcaniche. Ma quando la Germania promise di restaurare i confini del trattato di Santo Stefano, la Bulgaria, che possedeva l'esercito più grande dei Balcani, dichiarò guerra alla Serbia nell'ottobre 1915. Per tutta risposta, la Gran Bretagna, la Francia e l'Italia dichiararono guerra alla Bulgaria.
Tra i bulgari iniziò a diffondersi un forte sentimento antibellico. Le gravi ristrettezze economiche in cui versavano, il rifiuto a combattere contro altri cristiani ortodossi e, soprattutto, ad essere alleati degli ottomani portarono ad ammutinamenti nell’esercito e culminarono con un’insurrezione che mirava a rovesciare la monarchia e ad instaurare un governo repubblicano. La rivolta venne soffocata, costando al paese migliaia di vite. Ciononostante, raggiunse, almeno in parte, il suo scopo: la Bulgaria uscì dalla guerra.

Il periodo fra le due guerre fu caratterizzato dalla mancanza di buoni rapporti di vicinato, soprattutto con la Jugoslavia e la Grecia, a causa della questione macedone, che i Bulgari si rifiutavano di considerare definitivamente risolta dal trattato di pace. Nel 1929 ci fu un tentativo di riavvicinamento dettato soprattutto da impellenti ragioni economiche. Le condizioni economiche e finanziarie della Bulgaria non si erano più risollevate dagli effetti disastrosi causati dalle tre guerre, ma nulla di positivo fu possibile concludere. Le relazioni con i due Stati peggiorarono in seguito alla conclusione del trattato greco-jugoslavo del marzo 1929, ritenuto a Sofia come un nuovo tentativo di accerchiamento.
La profonda crisi economica e le tensioni interne portarono all’instaurazione di una dittatura apertamente fascista: furono vietati tutti i partiti, imposta la censura sulla stampa, chiuse le università, si formò un movimento giovanile di ultradestra. I rapporti con la Germania intanto si facevano sempre più stretti.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, la Bulgaria, pur dichiarandosi neutrale per evitare il coinvolgimento nella guerra, si orientava sempre più verso le potenze dell'Asse.
Sotto l’influenza tedesca e italiana, nel marzo del 1940 la Bulgaria aderì al Patto tripartito. Nel successivo dicembre ottenne dalla Romania la
Dobrugia meridionale. Nel marzo 1941 dichiarò guerra alla Iugoslavia e alla Grecia, occupando la Macedonia, la Tracia e i distretti greci di Florina e Kastoria. Pochi mesi dopo dichiarò guerra anche a Stati Uniti e Gran Bretagna. Sebbene alleato della Germania nazista, il governo bulgaro si oppose alla politica di sterminio condotta contro gli ebrei e il governo filotedesco venne rovesciato nel maggio 1944 dalle forze partigiane comuniste e agrarie. Occupata dalla truppe sovietiche a settembre, a ottobre la Bulgaria firmò l’armistizio con l’URSS, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, ritirandosi dai territori sottratti alla Grecia e alla Iugoslavia.
Nel 1945, la Bulgaria cadde sotto la sfera d’influenza sovietica.


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La Repubblica Popolare di Bulgaria


Con il referendum dell'8 settembre 1946, fu liquidata la monarchia, furono indette nuove elezioni vinte dal Fronte Popolare e proclamata la Repubblica Popolare di Bulgaria con Georgi Dimitrov quale presidente del Consiglio. Cominciò la trasformazione della Bulgaria in senso socialista, con la nazionalizzazione delle imprese industriali, minerarie e delle banche, la riforma agraria e in campo politico l'eliminazione delle opposizioni. Nel 1962, Todor Živkov assunse la presidenza della nazione e la mantenne fino al 10 novembre 1989, quando inattesa si diffuse la notizia delle sue dimissioni. Erano gli anni della crisi del sistema sovietico e nel 1992 fu eletto presidente l'esponente di maggior spicco delle Forze Democratiche, Zeljo Želev. Solo nel 1997, tuttavia, quando la crisi economica era al culmine, le forze democratiche raggiunsero stabilmente la maggioranza e avviarono il processo di avvicinamento alle potenze occidentali. Nel 2001, i socialisti conquistarono la presidenza con Georgi Parvanov, riconfermato nell'ottobre del 2006.

La Bulgaria è entrata a far parte della NATO il 29 marzo 2004 e nell'Unione Europea il 1° gennaio 2007, dopo aver firmato il Trattato di Accesso il 25 aprile 2005.




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